Da Lorenzo Tosa
Anche il cardinale Matteo Maria Zuppi ha preso posizione sul Referendum Giustizia.
Lo ha fatto a suo modo. Senza mai pronunciare esplicitamente quelle due lettere, No, ma facendo capire chiaramente come la pensa con parole che sono una difesa strenua e coraggiosa, non comoda, della Costituzione più bella del mondo.
“La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del Csm sono temi che, come pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti.
C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare.
Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti.
Invitiamo quindi tutti ad andare a votare, dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco".
In poche, pesate e chirurgiche, parole Zuppi ha in un colpo solo:
Difeso l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
Difeso la Costituzione così come l’hanno voluta madri e padri costituenti.
Infine ha invitato tutti a fare il proprio dovere e andare a votare.
Sono parole che grondano impegno e passione civile.
Attaccheranno anche lui per questo, gli diranno di occuparsi dello spirito, di pensare alle anime, di farsi i fatti suoi, lo stanno già facendo.
Io, invece, ringrazio di cuore il cardinale Zuppi.
Lo avrei voluto come Papa. Anche e non solo per questo.

